A 25 anni Vittoria bruciava già di passione missionaria. Entrando nell’Istituto delle Pie Madri della Nigrizia nel 1875, questa giovane piena di Dio si univa al cenacolo di ardimentose aspiranti pronte a partire con Comboni per l’Africa Centrale.
“Avevo giurato di darmi tutta, fino in fondo, per la rigenerazione di quei fratelli sofferenti,” ricordava questa missionaria dallo spirito indomito. Un’anima mistica come il suo amato Fondatore, spinta dalla certezza che l’ora della liberazione per il Continente Nero era giunta.
In quelle terre martoriate, Vittoria si trovò davanti a ferite ancora sanguinanti per l’orrore della tratta degli schiavi. Eppure non perse la fiducia nel Dio della Vita, una fede che l’avrebbe sostenuta anche negli anni bui della Mahdia.
Quando il feroce Mahdi seminò il terrore nelle missioni del Sudan, Vittoria dovette abbandonare il campo con il cuore grondante, ma non si arrese mai. “In quei momenti l’offerta della mia vita per la Rigenerazione della Nigrizia si fece totale,” attestò con un’eroica testimonianza di dedizione.
Minata da un male incurabile, questa missionaria dallo straordinario vigore affrontò la sua Via Crucis fino in fondo, suscitando ammirazione in chi l’avvicinava. Un esempio di come la passione apostolica possa trasformare la sofferenza in forza mirabile.
Quando Vittoria si congedò da questa vita nel 1891, si disse che “era scomparsa una santa”. Eppure per lei, infiammata di zelo per l’amata Africa, non fu che l’inizio di una nuova missione: “Da lassù avrei continuato a vegliare sui miei fratelli africani, per i quali avevo donato tutto.”
Vittoria, donna che ha saputo lasciarsi plasmare dall’amore di Dio e dalla passione per la missione d’inserimento tra il popolo africano.
Fonte: “Archivio Madri Nigrizia” AMN, 7 a cura di Maria Vidale, smc






