Nel profondo dell’Africa, le Suore Missionarie Comboniane abbracciano una vocazione speciale: prendersi cura dei più vulnerabili come espressione vivente dell’amore di Cristo. È una chiamata che scaturisce dal Cuore stesso di Gesù, il Buon Samaritano che si china con compassione sulle ferite dell’umanità.
Sr Esperance Bamiriyo, missionaria in Sud Sudan, offre una riflessione toccante su questo carisma della cura: “Le nostre opere di salute sono aperte a tutti, luoghi di incontro tra diverse religioni, età, culture, ricchi e poveri. Proprio come Comboni intendeva quando parlava di un’opera ‘cattolica’, cioè universale e accogliente per tutti”.
Con gesti concreti di amore evangelico, le Comboniane si fanno prossime alle situazioni più disperate, toccando le piaghe dell’umanità sofferente. Stanno vicino ai malati, ai feriti, agli abbandonati, senza distinzioni, avvolgendoli in quella stessa compassione che mosse il Cuore Trafitto di Cristo.
“Noi viviamo in prima persona l’universalità dell’amore di Gesù per il mondo”, afferma sr Esperance. Proprio come il Buon Samaritano, le missionarie si lasciano interpellare dalle grida di chi giace ferito ai margini, abbandonato da tutti. E rispondono senza esitazione, offrendo il loro tempo, le loro energie, se stesse, per lenire quelle piaghe.
Questo ministero della cura diventa così un’eloquente testimonianza del Vangelo, un concreto risveglio delle dinamiche interiori di fede e fiducia in chi è stato toccato dalla grazia dell’amore misericordioso. Un amore che tutto accoglie, oltre confini di etnia, religione o estrazione sociale.
“L’amore è l’unica cosa che conta per andare incontro al malato”, rimarca sr Esperance. Un amore gratuito e oblativo, che non teme di toccare le ferite più profonde per ridonare dignità e speranza a ogni vita incontrata.
Sulla scorta del loro carisma, le Missionarie Comboniane perseverano in questa missione di curare e guarire, certi che ogni gesto d’amore partecipa al grande disegno del Buon Samaritano per l’umanità ferita. Perché in ogni malato, in ogni profugo, in ogni emarginato, riconoscono lo sguardo di Cristo che chiede ancora: “Dov’è tuo fratello?”.
Fonte: Riflessione sulla Sanità e Carisma






