Nell’esercizio della professione sanitaria, il linguaggio non verbale riveste un’importanza fondamentale. Come sottolinea sr Donata Pacini nella sua riflessione, “La maggior parte degli atteggiamenti che esprimono empatia sono non verbali; tra questi i gesti, che possono essere funzionali o di conforto, rivestono un ruolo fondamentale”.
Ancor più del linguaggio verbale, è attraverso i gesti, il contatto fisico, che si comunica vicinanza, rassicurazione, disponibilità. “Il contatto fisico, reale, con il paziente ha il potere di comunicare sensazioni”, afferma sr Donata. Eppure, troppo spesso, nell’ambito sanitario sempre più tecnicizzato, “le manipolazioni del corpo sono percepite come un attacco esterno al proprio corpo, non volute e non richieste”.
Per evitare questo rischio, sr Donata invita a una “gestualità consapevole”, a “trasformare la gestualità quotidiana dell’assistenza in occasione di cura e di incontro”. Non si tratta di una mera tecnica, bensì di “un modo di essere”, di “ingentilire il gesto, focalizzare sulla qualità della presenza, costruire fiducia reciproca, entrare in sintonia col paziente”.
Un approccio, questo, che trova ispirazione nell’esempio di Gesù, il “Buon Samaritano” che si avvicina con tenerezza ai malati, li tocca per guarirli e ridona loro speranza. Come ricorda sr Donata citando Papa Francesco: “Dio non ci salva soltanto con un decreto, ci salva con tenerezza, ci salva con carezze, ci salva con vicinanza”.
La riflessione di sr Donata attinge così alle radici evangeliche per riscoprire l’antico linguaggio del “caring touch”, il tocco che cura e che trova fondamento negli studi di figure come Frans Veldman e Marie de Hennezel. Un approccio olistico che richiede la “partecipazione di chi cura” per trasmettere, attraverso il tocco, l’accoglienza e l’incontro con la persona nella sua interezza.
Un percorso, quello del “caring touch”, che suor Donata auspica possa essere approfondito e condiviso all’interno dell’Istituto delle Suore Missionarie Comboniane, impegnate da sempre nel ministero della cura con “grande dedizione e competenza”. Un dono prezioso da riscoprire per far sì che “ogni azione assistenziale, ogni gesto di cura” diventi “occasione di vero incontro” con il malato.
Fonte: Rifllessione sulla Sanità e Carisma






