La vita di Maria Bollezzoli prese una svolta inattesa quando, nel 1874, due sacerdoti bussarono alla sua porta con un’incredibile richiesta: formare le prime suore per la missione in Africa dell’ardente Daniele Comboni.
“Io venni nell’Istituto per obbedienza e perché conobbi ciò essere volontà di Dio,” racconterebbe in seguito questa umile maestra veronese. Un segno del suo profondo spirito di fede e abbandono al disegno divino.
Ben presto, Maria divenne la “Madre” di quel piccolo cenacolo di aspiranti pronte a essere le “apostole” della Rigenerazione dell’amata Nigrizia, come la chiamava Comboni. Con pazienza e coraggio plasmò quelle giovani all’ardua missione, trasmettendo loro la stessa passione che ardeva nel suo cuore.
I momenti difficili non mancarono, come quando dovette infondere speranza alle sue “figlie” dopo la morte del Fondatore: “Non temete, il nostro amato Padre vive della vita gioiosa ed eterna in Dio!”
La sua più dura battaglia fu difendere l’identità missionaria della congregazione. “Firmare sarebbe scardinare questo Istituto dalla Missione di cui è figlio,” rispose con fermezza a chi voleva subordinarlo. Un’eroica testimonianza di fedeltà al carisma di Comboni!
Seppur anziana, Maria accettò di essere la prima Superiora Generale, vegliando come una madre premurosa sulla crescita di quell’Istituto fatto suo con amore. Un giorno, con umiltà, passò il testimone a chi aveva maggiore esperienza missionaria.
Una maestra divenuta “Madre” di missionarie per vocazione, un’anima dalle solide radici in Dio e dal cuore in fiamme per la missione in Africa. Un’esistenza tutta tesa a coltivare e diffondere il lievito del carisma comboniano. Una bella figura che, come lievito efficace, ha fatto fermentare e crescere l’impareggiabile eredità del carisma comboniano.
Fonte: “Archivio Madri Nigrizia” AMN, 2, 5 a cura di Maria Vidale, smc






