“Non stiamo cercando nulla di nuovo, ma stiamo rivisitando un’eredità preziosa che già possediamo”. Con queste parole, Sr. Adele Brambilla ci invita a immergerci nuovamente nell’icona carismatica per eccellenza delle Comboniane: il Cuore Trafitto del Buon Pastore, cuore pulsante della spiritualità di Daniele Comboni.
Identità forgiata dal fuoco dell’amore
“Che cosa ha forgiato il marchio della nostra identità?”, si chiede Sr. Adele. La risposta è inequivocabile: “Un fuoco nato dalla contemplazione del Cuore Trafitto di Cristo Buon Pastore che gli brucia dentro”. Un fuoco che in Comboni ha generato “una passione, un’ardente e vitale partecipazione all’ansia del Cuore Trafitto del Buon Pastore”.
Un patto nuziale che lega Comboni per sempre a Cristo e all’Africa: “Un patto sponsale che lo lega per sempre a Cristo e all’Africa, nella buona e nella cattiva sorte”. Questo fuoco d’amore incondizionato è “il sigillo su quest’icona della nostra spiritualità”.
Uno sguardo di speranza rigeneratrice
Ma l’eredità comboniana non è solo interiore. Sr. Adele sottolinea “lo sguardo, passare dal volto contemplato ai volti da contemplare”. Uno sguardo profetico e mistico che, come quello di Comboni, non si ferma alle ferite ma scorge la presenza di Dio: “Comboni riesce ad andare oltre il buio misterioso che ricopre l’Africa”.
“Solo così è stato in grado di percepire vita dove tutti vedevano distruzione, morte e fallimenti”. Questo “tocco particolare nel carisma” genera “l’attitudine alla speranza”, uno sguardo capace di “vedere la positività nel buio” e credere che “c’è vita dove umanamente si vede fallimento”.
Porte aperte alle sfide del presente
La spiritualità comboniana è allora un cammino che interpella il presente. Sr. Adele ricorda: “Comboni è stata una porta aperta per tutti”. Uno stile di vita che abbraccia le sfide dell’oggi, “lasciando entrare sfide, domande, che oggi nella nostra storia ci spingono oltre e ci questionano”.
Le comunità comboniane sono chiamate ad essere “l’icona di questa porta aperta”, scrutando “l’invisibile nel visibile, qui, in questo momento”. Un esodo incessante per “rigenerare le situazioni”, consumandosi interamente come fece Comboni, che “muoio ma la mia opera non morirà”.
In questo cammino, attingere costantemente dalla sorgente inesauribile del Cuore Trafitto del Buon Pastore, per “rivelare quotidianamente una vitale partecipazione al suo amore” in mezzo all’umanità ferita e assetata di rigenerazione.






