Nel panorama globale della crisi ecologica, emergono esempi ispiratori di come diverse fedi si uniscano per proteggere il nostro pianeta. In Sud Africa, il SAFCEI (Southern African Faith Communities’ Environment Institute) riunisce credenti di diverse religioni – dalla Tradizione Africana al Cristianesimo, dall’Islam al Buddismo – per affrontare insieme le sfide ambientali.
I membri di questa iniziativa interreligiosa lavorano “spalla a spalla” per educare le loro comunità a diventare agenti di cambiamento ecologico. Il loro approccio combina meditazione spirituale, riflessione teologica e azione pratica, creando un modello efficace di collaborazione interreligiosa per la cura del creato.
Simili iniziative fioriscono anche in Asia. In Sri Lanka, la Rete internazionale dei Buddisti impegnati ha promosso un importante dialogo interreligioso sul cambiamento climatico e la conservazione della biodiversità. In Indonesia, i leader religiosi sono in prima linea nel movimento ecologico, offrendo interpretazioni religiose eco-compatibili e mobilitando l’attivismo ambientale.
“Non ci sono laghi musulmani, alberi cristiani, montagne animiste, vegetazione buddista o foreste indigene”, ricorda il documento. La protezione dell’ambiente è una responsabilità condivisa che trascende le differenze religiose. Come afferma chiaramente l’articolo: “Il momento di agire è adesso! Siamo tutti parte di questo pianeta.”
Fonte: Articolo basato sulla sezione “L’Unione delle Fedi: Azioni Concrete Esistenti” scritta da Sr. Hélène Israël Soloumta, del bollettino In Dialogo n.18






