Durante la visita alla Provincia PEU, ho avuto l’opportunità di incontrare le comunità ministeriali presenti nella zona Italia. La prima tappa è stata la comunità di via Paolina, dove le sorelle gestiscono sia una comunità di accoglienza che un importante centro ministeriale.
La realtà che ho trovato qui è quella di un impegno concreto nell’accoglienza dei migranti. Le sorelle lavorano all’ACSE in collaborazione con i fratelli comboniani e con un folto gruppo di laici che si dedicano con passione a rispondere ai bisogni di tanti migranti. L’attività spazia dall’educazione con corsi di italiano all’aspetto sanitario, con servizi dentistici gratuiti, dall’aiuto per i documenti alla distribuzione di pacchi alimentari.
Ho potuto constatare come questo impegno si estenda anche all’Ufficio migranti, al servizio nelle carceri, alla mensa Caritas e a una presenza attiva nella pastorale parrocchiale. L’animazione missionaria completa un quadro di servizi che rappresentano semi che si stanno spargendo continuamente e di cui già si colgono i frutti.
Il viaggio è continuato verso Bari, una presenza recente nel nostro panorama missionario. La sera, dopo la celebrazione in Cattedrale, ho incontrato l’Arcivescovo Mons. Giuseppe Satriano, che ha condiviso con me l’apprezzamento per la nostra presenza nella parrocchia della Natività di Nostro Signore.
La parrocchia si trova nel quartiere Enziteto, ora ufficialmente ribattezzato Quartiere San Pio, una zona periferica distante 15 km dalla città. Il quartiere è nato tra gli anni ’80 e ’90 come parte di un programma di edilizia residenziale pubblica per dare alloggi a famiglie bisognose. Oggi sta soffrendo per problemi legati alla violenza organizzata, al degrado e alla carenza di servizi essenziali.
In questa realtà difficile, le sorelle lavorano in collaborazione con Don Gianni e con alcuni laici per far rinascere la speranza. Il loro approccio è quello di farsi vicini alla gente, visitando le famiglie e i malati, ascoltando e cercando di affrontare insieme le difficoltà. Offrono servizi concreti come il doposcuola per i più piccoli e accompagnano la vita della piccola comunità cristiana. È un “far causa comune” silenzioso e umile che le sorelle vivono giorno dopo giorno, come testimonianza del Regno.
La tappa successiva è stata Palermo, nel quartiere Bagheria, dove da anni le sorelle vivono la missione del “far causa comune” con quella parte di umanità messa ai margini. Ho potuto visitare alcuni dei luoghi dove svolgono i loro ministeri in collaborazione con altre realtà.
Ho visto l’ambulatorio “Ippocrate” per il sostegno ai migranti, l’accoglienza alle donne di fratello Loris, che rappresenta un luogo di rinascita per molte di loro, e il Centro Astalli dei Gesuiti che risponde a tante sfide. Le sorelle collaborano anche con i Salesiani nella parrocchia, gestiscono un centro Caritas e l’Ancora, oltre ad accogliere le tante donne che si avvicinano alla loro casa.
Quello che colpisce è il quotidiano impegno delle sorelle, che non fa chiasso ma rappresenta un segno di speranza per molti. Il loro essere vicine a tante sofferenze, il loro “rimanere” nonostante le sfide che le circondano e, perché non dirlo, anche nonostante l’età, mette in risalto la passione missionaria che ha animato e continua ad animare e sostenere le loro vite.
Il ritorno al nord mi ha portato a Padova, nella comunità di Malbes, dove ho potuto vedere i diversi ministeri che le sorelle seguono. C’è l’accoglienza alle donne con minori che sono impegnate in un cammino di reinserimento nella società, e ho avuto modo di ascoltare l’esperienza del doposcuola con i bambini.
Durante l’anno, una quarantina di bambini vengono accompagnati con passione e pazienza da un gruppo consistente di volontari. Le sorelle hanno anche impegni parrocchiali e seguono vari gruppi di laici. Suor Carmela continua a sostenere e accompagnare diverse iniziative proposte insieme ai laici della comunità Malbes, che include due coppie e una giovane.
Questo gruppo si incontra settimanalmente e durante l’anno propone la lettura popolare della Bibbia, organizza la messa missionaria una volta al mese e il “Fest…In” annuale. Quest’ultimo evento coinvolge gruppi di immigrati di diverse nazionalità presenti sul territorio. Tutte queste attività mantengono vivo in quella realtà lo spirito missionario, l’apertura, l’accoglienza e la collaborazione fra le varie forze, rappresentando germogli di speranza per un cammino di inclusione.
Terminando questo viaggio tra le comunità, non posso che esprimere gratitudine per tutti questi semi di speranza che le sorelle continuano a spargere. La loro testimonianza quotidiana, fatta di gesti semplici ma significativi, rappresenta un segno concreto del Regno che si fa presente nella storia.
Come ci ricorda il Vangelo, il Regno di Dio è simile a un granello di senape che, pur essendo il più piccolo di tutti i semi, diventa un albero tanto grande che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido tra i suoi rami. Le nostre sorelle, con la loro presenza silenziosa ma costante, piantano ogni giorno questi piccoli semi di speranza che, ne sono certo, daranno abbondanti frutti nella vita di tante persone.
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Fonte: Rapporto della visita alla Provincia PEU da parte di Sr. Eleonora Reboldi, consigliera generale, cronache comunitarie, testimonianze dirette delle sorelle missionarie.
