Quella di Sr Maria Vidale è stata una vita intensa, radicata sul centro che l’ha plasmata fin dalla sua giovinezza: la fedele presenza di Dio in ogni momento della quotidianità. Una Presenza da lei sperimentata innanzitutto come ‘Padre’ capace di accompagnarla in ogni momento e circostanza.
Alla luce di questa Presenza – quasi incalzante in lei ancora giovane donna – Maria ha affrontato le sfide che le si presentavano lungo le varie tappe e le molteplici stagioni della sua vita. Una vita per tre quarti vissuta come Suora Missionaria Comboniana. Nata a Schio, in provincia di Vicenza, il 18 novembre 1938, era entrata tra le Pie Madri della Nigrizia non ancora diciottenne il 20 settembre del 1956.
La vita terrena di Sr Maria è giunta al suo termine in Verona, nella comunità del Cesiolo, dove sono prese in cura le Sorelle anziane e le Sorelle ammalate. Dio l’ha chiamata a Sé il giorno 8 ottobre 2024; è stata consegnata alla terra l’11 ottobre, giorno in cui, nel 1881, in Khartum, Sudan, Monsignor Daniele Comboni veniva sepolto.
Di Sr Maria Vidale si possono raccontare molte istanze della sua vita missionaria. Padre Daniele Nardin, missionario comboniano che ha presieduto la Messa funebre, con accanto 4 altri Confratelli Comboniani, ha delineato il tracciato fondativo che l’ha sempre guidata. (legge la Omelia di P. Nardin, MCCJ)
Sì, Maria ha saputo tradurre il desiderio che Dio serbava in Cuore per lei in una crescente passione per la figura carismatica del Fondatore. Per la sua figura di ‘Padre’ attento e presente, particolarmente nei confronti delle “sue Suore”. Come sue Consorelle, la vogliamo ricordare e ringraziare lasciandoci illuminare dalle sue stesse parole, espresse nel Testamento Spirituale da lei scritto il 18 novembre 2004, giorno del suo sessantaseiesimo compleanno.
Sr Anne Marie Quigg – nostra Superiora Generale – le ha rivolto un saluto finale, dopo la lettura di alcune tra le molte testimonianze giunte alla notizia della sua dipartita.
“Ora, Maria, vorrei dirti anch’io una parola. Ti parlo oggi come Madre, come Sorella e come Compagna di viaggio, felice di avere vissuto un tratto del mio cammino al tuo fianco, accanto a te.
Grazie a Dio in quel momento difficile, tenebroso dopo il tuo rientro dal Brasile è arrivata la speranza che non voleva morire e tu, Maria, con cuore aperto l’hai accolta e hai deciso di continuare fino in fondo perché ti sentivi chiamare.
Nei vent’anni che hai vissuto a Roma, dopo che hai scritto questo tuo testamento, è nato e cresciuto, sotto la tua direzione, l’Archivio Madri Nigrizia. Nel vivere questo servizio alla Congregazione, si è riacceso in te tanto entusiasmo, una fiaccola che poi è diventata un fuoco ardente di passione per la nostra storia, o diciamo meglio, per la “Storia di Dio nel nostro Istituto”. E tu, l’hai saputa raccontare con passione e tanto ardore da infiammare tanti cuori di Sorelle di ogni età e in ogni angolo del mondo.
Durante il mio primo soggiorno a Roma, anch’io ho avuto la grazia di ascoltare i tuoi racconti, e quando le Sorelle della mia comunità mi cercavano oppure ero in ritardo per qualche appuntamento, spesso mi trovavano seduta ad ascoltarti, incantata della bellezza del tesoro nascosto della Nostra Storia, che in questi anni, pian piano, hai potuto dispiegare davanti a noi. Nei 37 volumi scritti, ci hai lasciato un dono di valore incalcolabile. Si, avevi il dono di saper raccontare con una passione che contagiava chiunque ti ascoltava.
E questo, lo hai fatto fino alla fine. Anche quando eri là nel letto della malattia, al reparto Grigolini. Ho una bellissima foto ricordo che testimonia questa tua passione: una foto di un gruppo di Sorelle giovani intorno al tuo letto, mentre continuavi a raccontare la tua passione per la nostra Storia, la nostra Missione e la Congregazione. Questa foto racconta tanto e tutto di te.
E poi, l’ultima tappa, forse quella più importante di ogni altra: il racconto della tua malattia attraverso le testimonianze delle Sorelle a te vicine, nell’accompagnarti al momento della morte.
Maria, sei stata fedele ad altre tue parole, inedite, scritte e lasciate in questa busta a Roma. Scrivevi: “Non riesco a spegnere la luce che Tu hai accesso in me quella sera di maggio … (quando sentii per la prima volta la chiamata) e che ha illuminato finora tutto il mio cammino… E allora, nel buio totale che ora sembra avvolgermi … Io voglio lasciarla accesa. Perché, se Tu verrai, possa vedere che ti ho atteso fino in fondo e non ho mai smesso di sperare in Te, Dio fedele…”.
Queste tue parole, Maria, ci rivelano il tesoro che “tu stessa sei”, ci spiegano quella serenità profonda che ti ha accompagnata fino agli ultimi giorni, il tuo sorriso e il tuo ripeterci più volte negli ultimi giorni di vita “Si, sono qui aspettando l’ultima chiamata”.
Vai, Maria, vai in pace e goditi l’abbraccio del Dio Fedele, di San Daniele Comboni e delle tante Sorelle di cui tu stessa hai scritto … e ogni tanto, guarda giù alla tua Congregazione che hai tanto amato. Prega per noi dal Cielo”.
Ricevi l’abbraccio di tutte noi, tue Sorelle






