Ciao a tutte. Vorrei dirvi tante cose, ma in questi momenti le parole mancano sempre. Vorrei ringraziarvi, ma non basterebbe. È stato solo un mese, è vero, ma per me sono stati più di semplici giorni, ore e minuti. È stata un’esperienza unica e, come spesso accade, proprio quando inizi ad ambientarti e a prendere familiarità con ciò che ti circonda, è il momento di partire.
Le cose non succedono per caso. Non è stato un caso se sono finita in Egitto. Non è stato un caso conoscere ognuna di voi. Non è stato un caso vedere e sentire ciò che ho sentito. E ringrazio per questo. Mi avete permesso di vivere l’Egitto, ma anche una piccola parte della vostra vita. Siete state la testimonianza più grande della mia vita. Siete testimoni di una vita che si plasma e si trasforma per gli altri, testimoni di una vita coltivata, condivisa, vissuta in comunione, vissuta per e con gli altri. Siete state un bellissimo esempio di come voglio trascorrere la mia vita, e di come questa sia più di semplice tempo, di minuti, ore o giorni. Ascoltando le vostre storie, guardando i vostri occhi mentre mi raccontavate esperienze, mentre portavate alla luce i ricordi, ho sentito la forza dell’amore. Ho sentito la passione, il fuoco che vi anima e che vi ha animato nelle vostre vite.
Non avevo mai sentito storie di donne che hanno trascorso anni e anni della loro esistenza in missione, come spedite, inviate, senza esitazione, ma con la volontà di amare, di dare amore a chi non l’ha mai vissuto, a chi l’amore non lo ha mai conosciuto, non lo ha mai toccato, tenuto stretto. Forse per voi è normale, perché siete suore comboniane, e quindi è abitudine trascorrere anni e anni — come 10, 20, 50 — in luoghi diversi, lontano dalla famiglia, lontano da ciò che una volta si chiamava casa, ma non è consuetudinario. Il mondo non è così. Le persone, o almeno non tutte, non sono così. Voi siete speciali, siete preziose, siete rare. Avete il dono dell’amore, di essere nate con un amore troppo grande per poterlo tenere solo per sé. Forse fate voto di povertà, ma siete tra le persone più ricche che io abbia mai conosciuto: siete ricche di storie, di esperienze, di conoscenze, di amicizie, legami, ma anche di dolori e delusioni, di sconforto e timori, e testimoni della fede, della presenza di Dio, della bellezza della terra e del cielo, delle piccole cose, del creato. Mi mancherà avere al mio fianco persone così. Mi mancherà il vostro affetto e la vostra gioia. Mi mancherà la voce squillante e l’umorismo di suor Bertilla, la risata contagiosa e il sorriso di suor Frewini, mi mancherà la delicatezza di suor Lorenza, mi mancheranno le storie di suor Dionisia, mi mancherà lo sguardo di suor Haragweini, mi mancherà l’affetto e la bontà di suor Marisa, mi mancherà la premura e la cura di Zaid, l’attenzione alle piccole cose di suor Rita.
Mi mancherà l’energia incontenibile di suor Mariam, il sorriso e la vitalità di suor Angelica. Mi mancherà la presenza e la ricerca di suor Rosa, la gioia e l’allegria di Salua e Angel, l’amore e la dedizione di Rasha e Iziz, e di tutte le altre donne.
Mi avete accolta, accudita, protetta e guidata. E non è forse questo che fa Gesù? In voi ho visto Dio che si fa carne, che si fa uomo. HO VISTO Lui in ognuna di voi. Vi voglio tanto bene, spero di rivedervi un giorno, di poter vedere in altra volta i vostri occhi, di toccare le vostre mani e sentire le vostre voci. Ringrazio di cuore anche la comunità di Zamalek. Persone che non avevo mai conosciuto prima mi hanno ospitata nelle loro case come se fossi parte della famiglia, facendomi sentire amata e protetta. Un grazie speciale a Rania, la prima sorella che ho incontrato in questa esperienza: mi è stata accanto dal primo giorno, quando è venuta a prendermi all’aeroporto, fino all’ultimo, quando mi ha riaccompagnata. Ringrazio con affetto Suor Helen e Suor Fernanda, che mi hanno fatto ridere e mi hanno fatto sentire davvero in famiglia.
E ancora, grazie a tutta la comunità di Zamalek: siete nel mio cuore. Vi voglio tanto bene.
Elena O.
