Daniele Comboni aveva uno sguardo privilegiato, uno sguardo di fede capace di scorgere ciò che resta invisibile ai più. La sua non era un’ottica miope e rassegnata di fronte alla realtà ferita del suo tempo, ma uno sguardo lungimirante e profetico che andava oltre, individuando ovunque “il dito di Dio” all’opera.
Come ci ricorda Sr. Adele Brambilla, smc, Comboni era “semplicemente un uomo che teneva gli occhi fissi su ciò che è invisibile (2 Cor 4,18)…capace di vedere vita dove tutti vedevano distruzioni e fallimenti”. Uno sguardo mistico, nutrito dalla contemplazione del Cuore Trafitto di Cristo, che gli permetteva di scorgere germi di speranza e opportunità di rigenerazione anche nelle situazioni più buie e disperate.
Ecco perché la missione di Comboni non rimase impantanata nello scoraggiamento del “buio misterioso” che avvolgeva l’Africa del suo tempo. Il suo fu invece uno sguardo di fede capace di “vedere positività nel buio”, e di tradurre questa visione profetica in un concreto “piano di rigenerazione” per quel continente.
È questo sguardo di speranza, prosegui sr. Adele, l’eredità più preziosa che il nostro Fondatore ci lascia. Un’eredità che non si esaurisce in un ricordo nostalgico, ma ci interroga e ci provoca nel profondo perché diventiamo, anche noi, un vero “cenacolo di apostoli” capaci di leggere i segni dei tempi con gli occhi della fede.
Siamo disposti ad accogliere questa sfida? A purificare lo sguardo dal pessimismo e dallo scoraggiamento per diventare profeti di speranza in un mondo ferito? A saper scorgere, come Comboni, il dito premuroso di Dio che ci precede e già opera nei solchi più aridi della nostra storia?
Solo affinando questa visione contemplativa e profetica potremo essere davvero annunciatori credibili del Vangelo di misericordia in questo nostro tempo. Solo abitando con coraggio e fiducia il presente che il Signore ci dona, possiamo cooperare con docilità all’opera sua di rigenerazione delle povertà di oggi.
Comboni ci ha insegnato che anche il deserto può fiorire. A noi l’arduo compito di meditare la Parola per avere quell’unico sguardo di fede che vede l’invisibile nel visibile e trasforma il lamento in danza di gioia. Solo così saremo degni di essere chiamati suoi figli e figlie, un autentico cenacolo di apostoli rigenerati dalla speranza.






