Nel cammino verso il VI Congresso Missionario Americano (CAM6), la Chiesa si trova a riflettere profondamente sulla sua identità e missione nel mondo contemporaneo. Come missionaria, sono colpita dalla ricchezza e dalla profondità delle riflessioni emerse dai documenti preparatori.
Al cuore di questa riflessione troviamo la riscoperta della natura trinitaria della missione. La Chiesa non solo partecipa alla missione di Dio, ma è essa stessa frutto di questa missione. Come afferma il documento, la Chiesa “trae origine dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo, secondo il disegno di Dio Padre”. Questa consapevolezza ci spinge a superare una visione puramente funzionale della missione, per riscoprirla come il cuore pulsante dell’identità ecclesiale.
Un aspetto fondamentale di questa rinnovata comprensione missionaria è il concetto di “Chiesa in uscita”, tanto caro a Papa Francesco. Non si tratta semplicemente di un’attività pastorale tra le altre, ma di un modo di essere Chiesa che permea ogni aspetto della vita comunitaria. Siamo chiamati a uscire dalle nostre zone di comfort, a incontrare l’altro nelle periferie esistenziali e geografiche del nostro tempo.
Il documento ci ricorda che ogni battezzato è chiamato ad essere un “discepolo missionario”. Questo binomio indissolubile sottolinea che non c’è autentico discepolato senza missione, né vera missione senza un profondo cammino di discepolato. La formazione dei e delle discepole missionarie diventa quindi una priorità pastorale, per preparare cristiani capaci di testimoniare Cristo con la vita prima che con le parole.
Un elemento cruciale di questa nuova stagione missionaria è il dialogo interculturale e interreligioso. In un mondo globalizzato e plurale, la missione non può essere concepita come un’imposizione, ma come un incontro autentico e un dialogo rispettoso. Siamo chiamati a essere “evangelizzatori con lo Spirito”, capaci di proporre il Vangelo in modo significativo e credibile in contesti culturali diversi.
Il documento ci invita anche a riflettere sul concetto di “periferie” come luogo privilegiato della missione. Queste periferie non sono solo geografiche, ma anche esistenziali: luoghi di emarginazione, di solitudine, di ricerca di senso. La Chiesa è chiamata non solo a “andare verso” queste periferie, ma ad “abitarle”, condividendo la vita e le speranze di chi vi abita.
Un altro aspetto innovativo è la proposta di nuovi paradigmi missionari: ad gentes (andare verso i popoli), inter gentes (incontro tra i popoli), cum gentibus (abitare con i popoli) e omnes gentes et omnes creaturae (per tutti i popoli e tutte le creature). Questi paradigmi ci invitano a una missione più inclusiva, dialogica e attenta alla dimensione ecologica.
Infine, il documento sottolinea l’importanza della “cooperazione missionaria” come nuovo modello di azione. La missione non è più un’impresa di pochi “specialisti”, ma una responsabilità condivisa di tutta la Chiesa, che si realizza in una rete di relazioni e collaborazioni a livello locale e globale.
In conclusione, il cammino verso il CAM6 si presenta come un’opportunità preziosa per rinnovare la nostra comprensione e pratica della missione. Attraverso sei temi di riflessione, siamo invitati a riscoprire le radici trinitarie della nostra identità ecclesiale, a formare discepoli-e missionari-e capaci di dialogare con le culture contemporanee, e a vivere una missione “in uscita” che abbracci tutte le dimensioni dell’esistenza umana e della creazione. La sfida è grande, ma lo Spirito Santo, vero protagonista della missione, ci precede e ci accompagna in questo cammino di rinnovamento.






