Nell’intraprendere un cammino di ricerca sulla spiritualità nonviolenta, emerge una profonda connessione con il Vangelo proclamato da Gesù attraverso le sue parole, la sua vita, la sua morte e resurrezione. La nonviolenza è al centro del messaggio evangelico, rappresentando la metodologia stessa della salvezza e, quindi, una scelta di vita per i discepoli del Maestro, non semplicemente una tecnica per raggiungere i nostri obiettivi, per quanto buoni e santi possano essere.
Centrale in questa ricerca di una spiritualità nonviolenta è la chiamata al discepolato nel Discorso della Montagna, che indica come costruire e vivere la nuova vita, il Regno:
“Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati…”
La nonviolenza non può essere equiparata alla passività; al contrario, è l’essenza del coraggio, della creatività e dell’azione. Tuttavia, richiede pazienza: una perseveranza persistente e un impegno a cercare la giustizia e la verità a qualsiasi costo.
“In un remoto villaggio di montagna, un serpente aveva morso tante persone che solo pochi avevano il coraggio di andare nei campi. Alla fine lo portarono da un saggio che riuscì ad addomesticarlo e a persuaderlo a praticare la disciplina della nonviolenza…”
Il punto di questa storia è che la vera nonviolenza non fa del male, ma questo non significa che non sibila. Infatti, la nonviolenza sibila ad alta voce e a lungo contro ogni sistema e struttura che schiaccia i deboli e gli indifesi, fino a far cadere governi e dissolvere dittature.
Così, la spiritualità della nonviolenza ha qualcosa in comune con la comprensione dell’ampiezza, lunghezza, altezza e profondità dell’amore di Cristo (cfr. Ef. 3:17-19), il ri-sperimentarlo e il renderlo visibile.
La profondità dell’amore
Una spiritualità nonviolenta ha a che fare con la piena comprensione della profondità dell’amore di Dio, partendo da noi stessi. Il cammino della nonviolenza inizia da noi, perché senza un vero amore per noi stessi, qualsiasi tentativo di nonviolenza facilmente diventa un cembalo che suona a vuoto.
Parlare di una spiritualità nonviolenta significa quindi iniziare da noi stessi, dalla violenza dentro di noi. Richiede di dire Sì a noi stessi, a ciò che siamo, in modo che Dio possa operare in noi. Solo allora potremo fare il primo passo come pacificatori nonviolenti.
La profondità e l’altezza dell’amore di Dio, riconosciute nella nostra vita, essenza e identità, non rimangono solo una consolazione personalistica, ma si aprono sempre agli altri, perché riconosciamo in loro l’immagine di noi stessi. L’amore ricevuto ci permette di riconoscere nell’altro il volto nascosto di Dio, il volto miracoloso della presenza dell’altro.
Durante la segregazione razziale negli Stati Uniti, un afroamericano fu citato in una rivista americana (“Catholic Worker”) dicendo: “Lascerò che mi prendano a calci, e mi prendano a calci finché non avranno messo in me tutto l’odio che è in loro, e io lo trasformerò in amore”. Questo è l’amore che Dio ci ha insegnato, questa è la via della nonviolenza.
Un umile realismo
Siamo anche chiamati ad essere realisti: non tutte le nostre azioni per la pace portano i risultati positivi che ci aspettiamo; siamo una goccia nell’oceano della fatica umana nel perseguire la giustizia e la pace. Ciò che possiamo fare è puntare al Regno di Dio, che è un regno di pace e giustizia, e fare tutto ciò che è in nostro potere per realizzarlo, anche se si tratta solo di un bicchiere d’acqua, una parola di conforto o un atto di resistenza contro i potenti.
L’ampiezza dell’amore di Dio, quando ci lasciamo permeare da esso, abbraccia tutto. Rendere visibile questo amore che ci circonda e ci trasforma richiede che lo imitiamo. L’abitudine ad amare è qualcosa che possiamo imparare. Sperimenteremo l’ampiezza dell’amore di Dio solo amando e chinandoci per aiutare gli altri.
La spiritualità della nonviolenza ci invita a un cammino di autoaccettazione, riconoscimento dell’amore incondizionato di Dio e risposta con azioni che lo rendono visibile nel mondo. È un percorso di coraggio, pazienza e umiltà, ma anche di trasformazione personale e sociale, verso un futuro di pace e giustizia per tutti.
Fonte: In dialgolo – Provincia PAO, Giugno 2024 – Spiritualità: pace e non violenza da Sr. Mariolina Cattaneo, smc






