L’arcivescovo di Berlino in occasione della Quaresima 2025 ha affidato ad alcune teologhe il compito di presentare figure femminili che sono state portatrici di Speranza nella chiesa e nella società tedesche. È stata scelta la nostra consorella Margit Forster come una di queste figure, presentata qui da Klaudia Höfig.
Cari fratelli e sorelle,
vorrei presentarvi oggi suor Margit Forster, morta a Berlino quasi esattamente 5 anni fa, il 9 aprile 2020, a soli 65 anni. Alcuni di noi la ricorderanno: Margit era una suora missionaria comboniana. All’epoca era l’unica tedesca dell’ordine italiano.
Dopo anni di vita in Africa e di servizio nel Consiglio Generale della Congregazione a Roma, Margit – come altre sorelle nei primi anni 2000 – sentiva che l’Ordine religioso, a cui apparteneva, aveva bisogno di un riorientamento spirituale. Così formulò la sfida di rispondere ai segni dei tempi come segue:
il fondatore nel XIX secolo aveva visto nei paesi africani la periferia del mondo, all’inizio del nuovo millennio era però cambiata? Dove si trovava ora?
Margit e la sua consorella Mabel vennero a Berlino nel 2006 in cerca di una risposta. Avevano sentito parlare di una nuova forma di ritiro – i ritiri di strada – e di Christian Herwartz, un gesuita che accompagnava i ritiri di strada e lavorava come prete operaio in fabbrica. E durante i ritiri di strada a Berlino, Margit e Mabel fecero esperienza della periferia, di dove si poteva sentire la chiamata di Dio: per strada, in mezzo alla vita, qui a Berlino. Le due sorelle comboniane vissero in un appartamento in Naunynstrasse nel quartiere di Kreuzberg condiviso con Christian Herwartz e molte altre persone che vi soggiornavano per periodi più o meno lunghi. L’esperienza di vivere e pregare insieme in quel luogo caratterizzò tutti gli altri progetti che Margit affrontò negli anni a venire!
Un progetto importante fu il centro di ascolto e aiuto per le vittime della tratta di esseri umani, Solwodi Berlin e.V. L’Africa non era lontana, era lì, Margit vedeva i problemi creati dal colonialismo e dallo sfruttamento capitalistico ogni giorno per le strade di Berlino. Lo sfruttamento sessuale e quello lavorativo, soprattutto delle donne del continente africano, diventarono il tema principale del suo lavoro al consultorio, ma anche una fonte di ispirazione per una nuova spiritualità.
All’inizio c’era l’ascolto – e l’apertura a scoprire Dio in circostanze molto insolite, drammatiche, banali, ma anche violente. L’ascolto delle donne e delle loro storie di vita diedero a Margit una profonda comprensione della presenza di Dio nel mondo.
Per suor Margit, l’ascolto era la certezza che Dio opera e può essere trovato in ogni persona. Nell’incontro con l’altra persona, la persona che ascolta entra in uno spazio condiviso, dove l’altra non è più l’ospite ma diventa mediatrice dell’incontro con Dio. È l’esperienza dei discepoli di Emmaus: l’ospite diventa il padrone di casa. Margit ci ha spesso raccontato quanto fosse forte la testimonianza delle donne africane che, come sopravvissute alla violenza, avevano realmente fede in Dio ed erano quindi in grado di vivere la loro vita con incredibile speranza dopo aver ricevuto protezione legale e altri tipi di sostegno.
Questa esperienza ha mostrato a Margit l’aspetto importante di un cambiamento di prospettiva nella spiritualità.
Se la consulenza e l’aiuto sono su un piano di parità, chi ascolta deve comprendere e accogliere le decisioni di vita delle donne come il risultato della loro fiducia in Dio e come l’opera della potenza dello Spirito nelle donne stesse. La donna aiutata diventa così la padrona di casa dell’incontro con Dio. Lascia lo status di “umile” o ‘piegata’ grazie alla sua fiducia in Dio e viene rafforzata dalla potenza dello Spirito a tal punto che Margit parlava sempre più spesso delle sue “portatrici di speranza” quando parlava delle clienti del consultorio. Margit non era la portatrice di speranza, ma Margit descriveva le donne – per sé e per noi – come tali!
Il centro di consulenza Solwodi Berlin e.V. esiste ancora, perché le donne africane continuano a essere vittime dello sfruttamento sessuale e del razzismo quotidiano. E noi possiamo continuare a essere sfidati da Margit ad aiutare le persone piegate dalla violenza a ottenere i loro diritti e a creare giustizia e poi a confidare che in loro e attraverso di loro e per noi, la forza spirituale di Dio si ravvivi e riempia tutti di speranza.
Per suor Margit Forster, plasmare il cambiamento con le donne e contrastare tutte le forme di svalutazione ed emarginazione è stata la missione della sua vita e un luogo di incontro con Dio, fino alla sua morte. E questo rimane tale anche dopo la sua morte. Margit stessa ha citato Alfred Delp, che è stato per lei una forza trainante, e vorrei concludere con questa citazione:
Il mondo è così pieno di Dio.
Da tutti i pori delle cose, per così dire, sgorga verso di noi.
Ma spesso siamo ciechi.
Rimaniamo bloccati nei momenti belli e brutti
e non li viviamo fino alla sorgente,
dove sgorgano da Dio.
Questo vale per tutto ciò che è bello e anche per la miseria.
Dio vuole celebrare l’incontro in tutto
e chiede e vuole una risposta adorante e devota.
L’arte e il compito è solo questo, trasformare queste intuizioni e queste grazie
in una consapevolezza permanente e in un atteggiamento permanente
e permettere che lo diventino.
Allora la vita diventa libera nella libertà che abbiamo sempre cercato.
Alfred Delp, SJ
Fonte: Sermone per i vespri di Quaresima del 22.3.25, Cattedrale di Sant’Edvige a Berlino (testo tradutto dal tedesco)







