A pochi chilometri dall’hangar dove i negoziatori della COP30 discutono il futuro del pianeta, un gruppo di missionari e missionarie della Famiglia Comboniana si riunisce con un intento diverso. Non cercano compromessi diplomatici, ma ascoltano il grido dei poveri e il grido della terra. Infatti, mentre i potenti del mondo trattano, sono le comunità indigene, i popoli della foresta, le donne dei villaggi e i ribeirinhos – i custodi autentici della creazione – a pagare il prezzo più alto della crisi climatica.
Sr. Gabriella Bottani, Sr. Gabriela Lado e Sr. Elisabetta Pompei rappresentano le Suore Missionarie Comboniane in questo Forum di Ecologia Integrale che si svolge a Belém. Tuttavia, il cuore dell’incontro non sono le suore, ma coloro che resistono quotidianamente: i movimenti popolari che da anni difendono la terra, le pastorali sociali che accompagnano chi soffre le conseguenze del cambiamento climatico, le comunità che vedono i loro fiumi inquinati e le loro foreste distrutte.
Durante la tavola rotonda presso lo spazio interreligioso “Tapiri”, moderata da Padre Dario Bossi, emerge con chiarezza che la questione ambientale non può essere affrontata senza una profonda spiritualità. Cioè, non basta parlare di tonnellate di CO2 o di gradi di temperatura: occorre restituire alla creazione il volto del Creatore, superare l’atteggiamento di dominio che oggettivizza e distrugge la vita. Le parole dei rappresentanti delle conferenze episcopali di Asia, Africa, Europa, America Latina e Oceania convergono tutte verso la stessa direzione: impegno concreto, collaborazione e dialogo interreligioso.
Alla “Cúpula dos Povos” – un conglomerato di oltre mille associazioni e movimenti popolari – il messaggio è ancora più netto. Le persone non sono contrarie alla transizione energetica, anzi la chiedono con forza. Eppure, sono contro il modo in cui viene realizzata: favorendo pochi, continuando a inquinare, ignorando i diritti umani e dei lavoratori. La resistenza dei movimenti popolari non è solo protesta, ma proposta di un modello diverso di sviluppo, uno che metta al centro il benessere sociale per tutti e la cura della natura.
Durante questi giorni intensi, la Famiglia Comboniana partecipa anche alla celebrazione del 25° anniversario di VIVAT International, l’organizzazione che promuove i diritti umani presso le Nazioni Unite a New York e a Ginevra. In un’atmosfera spirituale, festosa e gioiosa, si celebra non tanto un’istituzione quanto il servizio concreto reso a chi non ha voce nei palazzi del potere. Infatti, VIVAT International è nata proprio per questo: portare il grido dei poveri là dove si prendono le decisioni.
La giornata si conclude con la marcia e la veglia di preghiera per la terra, organizzata dal movimento ecumenico e interreligioso “Tapiri”. Mentre i negoziatori della COP30 continuano le loro trattative, nelle strade di Belém cammina un popolo che non ha bisogno di essere convinto dell’urgenza climatica: la vive sulla propria pelle ogni giorno. Sono loro, i custodi della terra, a indicare la via.
D’altronde, come è emerso nel seminario della CNBB, occorre superare l’atteggiamento di oggettivazione della natura. Non si tratta solo di salvare l’ambiente per interesse umano, ma di riconoscere il valore sacro della creazione. Questo è il contributo specifico che la spiritualità può dare alla crisi climatica: una conversione profonda dello sguardo, un passare dal dominio alla custodia, dalla predazione alla cura.
Il Forum di Ecologia Integrale Comboniano a Belém diventa così uno spazio dove preghiera e azione si intrecciano, dove la contemplazione del Creatore si traduce in impegno concreto per la creazione. Le Suore Missionarie Comboniane, insieme a tutta la Famiglia Comboniana, scelgono di stare non nei palazzi dei negoziati, ma nelle strade con i movimenti popolari, nelle chiese con i credenti di diverse fedi, negli spazi dove si costruisce – dal basso – una speranza diversa.
Pertanto, mentre la COP30 cerca accordi tra governi, qui a Belém si costruisce un’alleanza più profonda: quella tra chi crede che un altro mondo sia possibile e necessario. I custodi della terra non aspettano le decisioni dall’alto, ma continuano a resistere, a proteggere, a proporre. E la Famiglia Comboniana cammina con loro, fedele al carisma di andare verso le periferie, di ascoltare il grido dei più poveri, di essere segno di speranza là dove il mondo sembra perdere ogni speranza.
La missione non è qualcosa che facciamo. È qualcosa che siamo, qualcosa che ci abita, qualcosa in cui viviamo e respiriamo come pesci nell’oceano dell’amore trinitario.
Fonte: Cg.Missione – SMC






